HO GLI ANNI CHE SERVONO

Quanti anni ho, io? 🙂
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Chris Stapleton – Tennessee Whiskey (Audio)

Nel giardino segreto

Ho gli anni che servono

POSTATO IL NOVEMBRE 22, 2015

Ho l’età in cui le cose si osservano con più calma, ma con l’intento di continuare a crescere.
Ho gli anni in cui si cominciano ad accarezzare i sogni con le dita e le illusioni diventano speranza.
Ho gli anni in cui l’amore, a volte, è una folle vampata, ansiosa di consumarsi nel fuoco di una passione attesa.
E altre volte, è un angolo di pace, come un tramonto sulla spiaggia.
Quanti anni ho, io? Non ho bisogno di segnarli con un numero, perché i miei desideri avverati, le lacrime versate lungo il cammino al vedere le mie illusioni infrante valgono molto più di questo.
Che importa se compio venti, quaranta o sessant’anni!
Quel che importa è l’età che sento.
Ho gli anni che mi servono per vivere libero e senza paure.
Per continuare senza timore il mio cammino, perché porto…

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Da dove parte il cambiamento

Divagazioni

Ci sono persone che sanno cambiare e altre che si affidano solo a quanto già sperimentato in passato. Bisogna capire che il cambiamento è vita e che fare le stesse cose significa semplicemente sopravvivere. Avete presente i grandi cambiamenti, quelli che stravolgono e cambiano completamente la direzione di un percorso? Beh, iniziano sempre con un piccolo cambiamento. L’ho sperimentato in prima persona ed osservato sugli altri. Molti pensano di non poter modificare una situazione perchè troppo radicata, perchè sembra che tutto debba provenire da fuori, come se gli eventi fossero delle entità a se’ stanti. Invece, ciò che ci succede parte da noi.
Non avete idea di quale portata sia il potere che abbiamo quando scatta quel click e prendiamo una decisione. E’ tutta lì la questione: decidere.
Perchè secondo voi la gente fa fatica a prendere decisioni? Perchè è pigra? Ma esiste davvero la pigrizia o questa non…

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Ho solo tre cose da insegnare: semplicità, pazienza, compassione. Questi sono i tre tuoi più grandi tesori. Semplice nelle azioni e nei pensieri, tu ritorni alla fonte dell’essere. Paziente sia con gli amici sia con i nemici, tu ti concili con il senso delle cose. Compassionevole verso te stesso, riconcili tutti gli esseri del mondo.

Non so, ma Ti sento nello sguardo tuo dolce,

nella mano che stendi e accarezza il mio volto.


…..preghiere. …

☆☆☆☆☆☆☆☆☆☆

Alla fine del giorno, anche noi, come i discepoli di Emmaus, cerchiamo un tavolo su cui consumare il nostro pasto . La notte è prossima e il buio ci sgomenta. Ci sentiamo soli e indifesi, come bimbi spaventati dall’orco.  Siamo adulti ormai, e i terrori infantili non ci fanno più paura; ma ci sono altre paure che prendono corpo con le ombre incalzanti. I nostri incubi quotidiani , le nostre ansietà, le nostre nevrosi, la paura di vivere e affrontare rischi, la stanchezza di una lotta contro l’ingiustizia che sembra sempre perduta perché vince, ogni giorno , così poco; e il resto resta ancora da compiere. Ecco , la notte ci sorprende così, tra delusioni, scoramenti, disincanti e timori.  Allora, Gesù, stacci vicino, mentre accendiamo la lampada; siedi alla nostra tavola, trasforma l’acqua in vino, come facesti a Cana, trasforma il vino in sangue , come facesti a Emmaus . Quando spezzerai il nostro pane Ti riconosceremo e non avremo più paura. La nostra mensa illuminerà la casa, la nostra casa splendera’ nella notte . E Tu sarai il nostro amico, il nostro commensale, il nostro Dio fratello. 

Adriana Zarri. 

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Non so , ma Ti sento
in quel l’ombra che lenta
passo passo mi segue
nel mio lungo cercare.
Non so, ma Ti sento
in un lampo nel cielo
e quel tuono lontano
è una voce che chiama.

Non so, ma Ti sento
nella linfa che scorre
e di gemme e di fiori
la mia vita colora.
Non so, ma Ti sento
nello sguardo tuo dolce,
nella mano che stendi
e accarezza il mio volto. 

“Luca “


Ho solo tre cose da insegnare: semplicità, pazienza, compassione. Questi sono i tre tuoi più grandi tesori. Semplice nelle azioni e nei pensieri, tu ritorni alla fonte dell’essere. Paziente sia con gli amici sia con i nemici, tu ti concili con il senso delle cose. Compassionevole verso te stesso, riconcili tutti gli esseri del mondo.                                                                        (Lao Tzu)

Grazie Fra Giorgio Bonati  e C.   amici di ROMENA
Pieve di Romena da FB amici di Romena
Pieve di ROMENA

«Ricordate che non essere amati non è una tragedia; è il non amare la tragedia. Questo è il sale della vita: amare!».

Maria, dona feriale

immagine da leggoerifletto


Maria, donna feriale Chi sa quante volte l’ho letta senza provare emozioni. L’altra sera, però, quella frase del Concilio, riportata sotto un’immagine della Madonna, mi è parsa così audace, che sono andato alla fonte per controllarne l’autenticità. Proprio così. Al quarto paragrafo del decreto sull’Apostolato dei laici c’è scritto testualmente: «Maria viveva sulla terra una vita comune a tutti, piena di sollecitudini familiari e di lavoro». Intanto, «Maria viveva sulla terra». Non sulle nuvole. I suoi pensieri non erano campati in aria. I suoi gesti avevano come soggiorno obbligato i perimetri delle cose concrete. Anche se l’estasi era l’esperienza a cui Dio spesso la chiamava, non si sentiva dispensata dalla fatica di stare con i piedi per terra. Lontana dalle astrattezze dei visionari, come dalle evasioni degli scontenti o dalle fughe degli illusionisti, conservava caparbiamente il domicilio nel terribile quotidiano. Ma c’è di più: «Viveva una vita comune a tutti». Simile, cioè, alla vita della vicina di casa. Beveva l’acqua dello stesso pozzo. Pestava il grano nello stesso mortaio. Si sedeva al fresco dello stesso cortile. Anche lei tornava stanca alla sera, dopo aver spigolato nei campi. Anche a lei, un giorno dissero: «Maria, ti stai facendo i capelli bianchi». Si specchiò, allora, alla fontana e provò anche lei la struggente nostalgia di tutte le donne, quando si accorgono che la giovinezza sfiorisce. Le sorprese, però, non sono finite, perché venire a sapere che la vita di Maria fu «piena di sollecitudini familiari e di lavoro» come la nostra, ci rende questa creatura così inquilina con le fatiche umane, da farci sospettare che la nostra penosa ferialità non debba essere poi così banale come pensiamo. Sì, anche lei ha avuto i suoi problemi: di salute, di economia, di rapporti, di adattamento. Chi sa quante volte è tornata dal lavatoio col mal di capo, o sovrappensiero perché Giuseppe da più giorni vedeva diradarsi i clienti dalla bottega. Chi sa a quante porte ha bussato chiedendo qualche giornata di lavoro per il suo Gesù, nella stagione dei frantoi. Chi sa quanti meriggi ha malinconicamente consumato a rivoltare il pastrano già logoro di Giuseppe, e ricavarne un mantello perché suo figlio non sfigurasse tra i compagni di Nazaret. Come tutte le mogli, avrà avuto anche lei momenti di crisi nel rapporto con suo marito, del quale, taciturno com’era, non sempre avrà capito i silenzi. Come tutte le madri, ha spiato pure lei, tra timori e speranze, nelle pieghe tumultuose dell’adolescenza di suo figlio. Come tutte le donne, ha provato pure lei la sofferenza di non sentirsi compresa, neppure dai due amori più grandi che avesse sulla terra. E avrà temuto di deluderli. O di non essere all’altezza del ruolo. E, dopo aver stemperato nelle lacrime il travaglio di una solitudine immensa, avrà ritrovato finalmente nella preghiera, fatta insieme, il gaudio di una comunione sovrumana. Santa Maria, donna feriale, forse tu sola puoi capire che questa nostra follia di ricondurti entro i confini dell’esperienza terra terra, che noi pure viviamo, non è il segno di mode dissacratorie. Se per un attimo osiamo toglierti l’aureola, è perché vogliamo vedere quanto sei bella a capo scoperto. Se spegniamo i riflettori puntati su di te, è perché ci sembra di misurare meglio l’onnipotenza di Dio, che dietro le ombre della tua carne ha nascosto le sorgenti della luce. Sappiamo bene che sei stata destinata a navigazioni di alto mare. Ma se ti costringiamo a veleggiare sotto costa, non è perché vogliamo ridurti ai livelli del nostro piccolo cabotaggio. E perché, vedendoti così vicina alle spiagge del nostro scoraggiamento, ci possa afferrare la coscienza di essere chiamati pure noi ad avventurarci, come te, negli oceani della libertà. Santa Maria, donna feriale, aiutaci a comprendere che il capitolo più fecondo della teologia non è quello che ti pone all’interno della Bibbia o della patristica, della spiritualità o della liturgia, dei dogmi o dell’arte. Ma è quello che ti colloca all’interno della casa di Nazaret, dove tra pentole e telai, tra lacrime e preghiere, tra gomitoli di lana e rotoli della Scrittura, hai sperimentato, in tutto lo spessore della tua antieroica femminilità, gioie senza malizia, amarezze senza disperazioni, partenze senza ritorni. Santa Maria, donna feriale, liberaci dalle nostalgie dell’epopea, e insegnaci a considerare la vita quotidiana come il cantiere dove si costruisce la storia della salvezza. Allenta gli ormeggi delle nostre paure, perché possiamo sperimentare come te l’abbandono alla volontà di Dio nelle pieghe prosaiche del tempo e nelle agonie lente delle ore. E torna a camminare discretamente con noi, o creatura straordinaria innamorata di normalità, che prima di essere incoronata regina del cielo, hai ingoiato la polvere della nostra povera terra. 


Maria, don feriale – don Tonino Bello pdf

«RICORDATE CHE NON ESSERE AMATI NON È UNA TRAGEDIA; 
È IL NON AMARE LA TRAGEDIA. 
QUESTO È IL SALE DELLA VITA: AMARE!».

don Tonino Bello

*Santa Maria, donna feriale, forse tu sola puoi capire che questa nostra follia di ricondurti entro i confini dell’ esperienza terra terra, che noi pure viviamo, non è il segno di mode dissacratorie.* * Se per un attimo osiamo toglierti l’aureola, è perché vogliamo vedere quanto sei bella a capo scoperto. Se spegniamo i riflettori puntati su di te, è perché ci sembra di misurare meglio l’onnipotenza di Dio, che dietro le ombre della tua carne ha nascosto le sorgenti della luce. Sappiamo bene che sei stata destinata a navigazioni di alto mare. Ma se ti costringiamo a vele…

“RESTA CON NOI, SIGNORE, SI FA SERA”

30 aprile 2017
III Domenica di Pasqua

My Blog LeggiAmo La Bibbia

Resta qui con noi si fa sera.
RnS 2013 – Il canto del tuo popolo

By antoniobortoloso.blogspot.it

Omelia del 30 aprile 2017
III Domenica di Pasqua
Resta con noi, Signore, si fa sera

Stando al racconto del Vangelo, siamo sempre nella giornata della domenica di Resurrezione, come a ricordarci che quel giorno non ha più fine anche per noi.Ovunque, quel giorno, si parlava di Gesù, a diritto e a rovescio, come del resto si fa oggi.Non si riesce a comprendere come tanti non credano nella resurrezione di Gesù e nella propria.Vivono nella convinzione che la vita sia un breve passaggio su questa terra… senza un domani…senza una ragione che giustifichi gioie e tante sofferenze!Ma domandiamoci: se non ci fosse la certezza che anche noi un giorno risorgeremo, sperando nella Gloria del Cielo, che senso avrebbe nascere e vivere? Un poco come…

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« Non chiamare stolto nessuno tra voi, giacché in verità noi non siamo né saggi né stolti. Siamo verdi foglie sull’albero della vita, e la vita stessa è al di là della saggezza e, certo, al di là della stoltezza. »

Per sempre me ne andrò per questi lidi, tra la sabbia e la schiuma del mare. L’alta marea cancellerà le mie impronte, e il vento disperderà la schiuma. Ma il mare e la spiaggia dureranno in eterno.

Fragilità – Kahlil Gibran

Vi è stato detto
che, come una catena, siete fragili
quanto il vostro anello più debole.
Questa è soltanto mezza verità.
Siete anche forti
come il vostro anello più saldo.
Misurarvi dall’azione più modesta
sarebbe come misurare la potenza dell’oceano
dalla fragilità della schiuma.
Giudicarvi dai vostri fallimenti
è come accusare le stagioni
per la loro incostanza.
E voi siete come le stagioni,
e anche se durante il vostro inverno
negate la vostra primavera,
la primavera, che in voi riposa,
sorride nel sonno e non si offende.

altro » leggoerifletto

La vera ricchezza sta nel cuore dell’uomo;

 l’amore è il suo tesoro…

BY LEGGOERIFLETTO

L’altro – Kahlil Gibran

Il tuo prossimo 

è lo sconosciuto che è in te, reso visibile.
Il suo volto si riflette
nelle acque tranquille,
e in quelle acque, se osservi bene,
scorgerai il tuo stesso volto.
Se tenderai l’orecchio nella notte,
è lui che sentirai parlare,
e le sue parole saranno i battiti
del tuo stesso cuore.
Non sei tu solo ad essere te stesso.
Sei presente nelle azioni degli altri uomini,
e questi, senza saperlo,
sono con te in ognuno dei tuoi giorni.
Non precipiteranno
se tu non precipiterai con loro,
e non si rialzeranno se tu non ti rialzerai.

– Kahlil Gibran –

L’anima di certa gente ricorda le lavagne di scuola sulle quali il tempo traccia segni, regole ed esempi che una spugna bagnata subito cancella.

– Kahlil Gibran –

da “Massime Spirituali”

 

La vera ricchezza sta nel cuore dell’uomo; l’amore è il suo tesoro.

Per sempre me ne 

andrò per questi lidi,

tra la sabbia e la

schiuma del mare.

L’alta marea cancellerà

le mie impronte,

e il vento disperderà la

schiuma.

Ma il mare e la spiaggia

dureranno

in eterno.

– Kahlil Gibran – 

 
Kahlil Gibran (1883-1931) poeta, pittore e filosofo libanese.

Aforismario >>>    …continua

 

 

« Non chiamare stolto nessuno tra voi, giacché in verità noi non siamo né saggi né stolti. Siamo verdi foglie sull’albero della vita, e la vita stessa è al di là della saggezza e, certo, al di là della stoltezza. »
Kahlil Gibran  da Il Giardino del Profeta)