✨🌅✨GUARDANDO AL 2123…🌠

Nella foto, la Comunità di base di San Paolo a Roma in ascolto di Giovanni Franzoni.
🌠🌅✨2123✨🌠
( esatto, duemilacentoventitre, non è un refuso dovuto a distrazione)
Chissà se fra un secolo grandi e profondi mutamenti avranno permesso alla Chiesa Cattolica Romana di non essere più “in ritardo di duecento anni”, come disse con grande amarezza il cardinale Martini poco prima di morire. Ma di quali trasformazioni sto parlando? Provo ad elencarne alcune.
La separazione fra laici e clero nel 2123 sarà stata archiviata come una forma storica dei due primi millenni di cristianesimo e non esisterà più il “sacerdozio” come “ordine” separato dal resto del popolo (da cui deriva il sacramento attuale dell’Ordinazione). Si tornerà al modello della chiesa popolare (laica) come fu per i primi centocinquant’anni della storia cristiana, fin quando cioè non fu introdotto nella chiesa il ruolo separato (in greco, kleròs) del “sacerdote” cristiano, a imitazione di quello antico ebraico (estinto nel 70 d.C. con la distruzione del Tempio di Gerusalemme) e di quello della religione romana. (La figura del sacerdote appartenente a un clero separato è peraltro già stata archiviata dalla Riforma protestante ormai da cinque secoli.)
La fede cristiana, in conseguenza della progressiva e inarrestabile secolarizzazione, sarà praticata da una ristretta minoranza della popolazione italiana (il 3% rispetto al 25% degli attualmente praticanti in Italia e del 95% che si dichiara comunque cattolico) e l’essere italiano non coinciderà più con l’appartenenza a un mondo anche solo culturalmente cattolico.
Fra cento anni le comunità cristiane saranno guidate dai membri “più anziani” nella fede (in greco, presbiteri, cioè preti) su designazione delle rispettive assemblee di base e per comprovata coerenza nei comportamenti e nelle capacità di guida. Che siano sposati oppure no, non farà alcuna differenza.
Superata perciò la separazione fra sacerdoti e laici non si porrà più il problema, oggi tanto divisivo, dell’ordinazione di donne-sacerdote, perché uomini e donne potranno paritariamente assumere funzioni di governo e di guida delle comunità. Chi eserciterà queste funzioni a tempo pieno o part-time sarà stipendiato dalle comunità stesse e non dallo Stato, come ora avviene grazie al Concordato.
Il battesimo verrà liberamente chiesto solo da persone adulte e solo dopo un periodo di meditata riflessione e di formazione che avrà come oggetto non i precetti del catechismo tradizionale ma le conoscenze essenziali dell’esegesi biblica ed evangelica. La libera scelta di appartenere alla comunità cristiana potrà peraltro essere revocata, per motivi di coscienza e nuovi convincimenti personali, da chiunque abbia precedentemente chiesto e ricevuto il battesimo ma si senta successivamente obbligato a lasciare l’appartenenza ecclesiale.
La Confermazione (cioè la Cresima) sarà un rito celebrato dalle comunità dopo un periodo di alcuni anni intercorsi dopo il battesimo degli adulti che abbiamo deciso di chiederlo e consisterà semplicemente nella gioiosa festa durante la quale la comunità ringrazierà dei doni dello Spirito (i cosiddetti carismi) operanti nei nuovi battezzati.
La Celebrazione Eucaristica (cioè del Ringraziamento) non sarà presieduta da sacerdoti appartenenti a un clero separato e consacrato ma dai membri di più lunga e consolidata esperienza di fede e appartenenza alla comunità, uomini o donne senza distinzione, e potrà aver luogo anche in domicili privati aperti a tutti.
Il Matrimonio cosiddetto “civile” (cioè, semplicemente, laico) e ogni altro tipo di unione coniugale sarà riconosciuto e festeggiato dalle chiese come segno di amore che costruisce legami d’amore fra i membri della coppia e con la società intera.
Non ci sarà Ordinazione dei preti ma indicazione da parte del Consiglio Comunitario eletto dalla comunità stessa di candidati disponibili a svolgere questo compito. L’Assemblea valuterà le proposte ed eleggerà, anche a tempo, le persone ritenute più idonee a svolgere il servizio presbiteriale.
-Sarà perciò superato anche ogni rito di consacrazione, perché “il sacro” avrà perso la sua tradizionale connotazione metafisica (cioè soprannaturale) per rivestire e assumere la concretezza della dimensione laica e profana (cioè “esterna al tempio”, inteso come luogo esclusivo del sacro). Tanto più saranno archiviate come eredità ormai superate della tradizione cattolica ogni dottrina ed ogni prassi che riservano ai maschi consacrati la gestione del sacro.
La diverse comunità si raccorderanno a livello regionale per eleggere dei Coordinatori (in greco “episcopi”, sorveglianti, da cui la parola vescovi) incaricati di guidare celebrazioni comuni, organizzare iniziative comuni, dirimere controversie, esprimere giudizi (anche politici) sugli eventi di più urgente attualità, strutturare e gestire scuole di formazione in scienze bibliche e antropologiche, coordinare interventi umanitari e sociali in ambiti e luoghi di particolare necessità.
I Coordinatori-vescovi si riuniranno periodicamente nel Sinodo Mondiale per eleggere il papa (che avrà rinunciato da tempo a chiamarsi pontefice, termine assunto dalla religione civile romana) il quale avrà compiti e funzioni di moderatore delle diverse assemblee nazionali dei vescovi e di promotore del dialogo e del confronto fra le diverse esperienze territoriali.
Il papa svolgerà il proprio compito per dieci anni e sarà coadiuvato da un Consiglio Mondiale permanente composto da membri eletti dal Sinodo Mondiale, mentre sarà archiviata come retaggio ormai inutile la Curia Vaticana coi suoi attuali Dicasteri, sostituiti da Diaconie (servizi) che coadiuveranno il papa stesso nei suoi compiti.
In Italia, il Concordato sarà stato da tempo abrogato unilateralmente dallo Stato Italiano e la Chiesa Cattolica, accettato lo status paritario con le altre confessioni religiose, godrà degli stessi diritti di libertà di espressione e organizzazione, senza usufruire di contributi economici pubblici.
Nelle scuole non esisterà più l’insegnamento di “religione cattolica” con cattedre assegnate dall’autorità ecclesiastica ma quello di “religioni”, con approccio interdisciplinare e comparativo, affidato a docenti abilitati dalle università pubbliche.
I seminari per la formazione dei presbiteri saranno sostituiti da scuole di alta formazione biblica e di studio storico-critico delle diverse teologie che hanno accompagnato più di due millenni le più diverse esperienze cristiane (cioè i tanti “cristianesimi” delle diverse parti ed epoche del mondo). Le comunità cristiane si doteranno di proprie scuole di formazione biblica ed ecclesiale per gli adulti e i minori dai 14 ai 18 anni che ne facciano richiesta.
Nelle università pubbliche italiane, che ne sono prive dal momento della formazione dello Stato Unitario nel 1860, saranno istituite cattedre e insegnamenti non di teologia ma di “teologie”, come anche di “scienze bibliche”, “archeologia biblica”, “analisi comparata delle letterature religiose”, “antropologia e psicologia delle religioni”, “storie del cristianesimo, dell’islam, del giudaismo, del buddismo”, ecc.
Lo Stato -in accordo con il Coordinamento Nazionale delle chiese italiane- si assumerà in toto l’onere della conservazione (in quanto beni culturali di interesse nazionale) dei monumenti e del patrimoni artistici oggi di proprietà della Chiesa Cattolica e potrà concederne in comodato benefico il loro uso alle singole comunità che ne facciano richiesta.
Le proprietà mobiliari e immobiliari delle comunità cristiane saranno assoggettate dallo Stato allo stesso regime fiscale di ogni altra equivalente proprietà.
Tutto questo è già cominciato, anche in Italia, anche se in ambiti molto piccoli e per ora quasi invisibili. Ma fra cento anni l’intera organizzazione della Chiesa cattolica e il modo stesso in cui essa intende se stessa probabilmente saranno cambiati… O forse no?

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