✨⛩✨È kintsugi 金継ぎ: l’oro kin (金) che si fa colare in tsugime (継ぎ目)✨🎋✨

«…, ovvero le saldature di un oggetto di ceramica che ha subìto un qualche incidente. Versare oro nelle ferite, acquisire bellezza nel fallimento. Valorizzare la caduta, l’errore. Fare dell’irreparabile, bellezza […].
La storia racconta come lo shōgun Ashikaga Yoshimasa del periodo Muromachi inviò in Cina una ciotola che si era incrinata, con la preghiera che venisse sostituita con una nuova. Gli fu risposto che un oggetto di quella fattura e qualità non veniva più prodotto. La ciotola venne pertanto rinsaldata con guarnizioni metalliche (鉄の鎹) che, invece di nascondere, evidenziavano il danno brutalmente. […]
Nello stesso periodo storico gli artigiani giapponesi svilupparono la tecnica del #kintsugi che si basa invece sull’accettazione della rinnovata forma assunta dall’oggetto, cui si cerca di donare nuova vita e mantenerne insieme la bellezza. Lo si chiama #keshiki 景色 ovvero «paesaggio», perché osservando l’oggetto si intuisce come esso muti analogamente allo spettacolo della natura.»
🍵 Il fatto che il kintsugi sia un concetto ormai diffuso e, in quanto tale, fatalmente semplificato nel passaggio di mano, non significa che debba essere accantonato: eventualmente l’opposto.
Ne scrissi lungamente in «Wa, la via giapponese all’armonia» @vallardi_editore (che tra qualche giorno ritroverete in libreria) ma è qualcosa che torna in ogni mio libro, saggio o romanzo che sia. Perchè si ripresenta ogni giorno della mia vita, in ogni fallimento che la accompagna. E quindi, paradossalmente, in ogni successo.
人生にぽっかり開いた穴からこれまで見えなかったものが見えてくる ovvero «Dagli squarci che si aprono nella vita si riescono a vedere cose fino ad allora nascoste», scriveva la scrittrice e religiosa Watanabe Kazuko (1927-2016).
Auguro allora a me stessa e a tutti una vita di oro e fallimenti, cadute e riparazioni. La saggezza che è la vera forma di bellezza.
📷 Gli scatti sono presi da 金継ぎ図書館, Receno, Sheage, Thermos.jp
Il kintsugi, o kintsukuroi, letteralmente “riparare con l’oro”, è una tecnica di restauro ideata alla fine del 1400 da ceramisti giapponesi per riparare tazze in ceramica per la cerimonia del tè, Cha no yu. Le linee di rottura, unite con lacca urushi, sono lasciate visibili, evidenziate con polvere d’oro.

Non un crocifisso ma il vuoto,

il risorto, l’infinito.

Unica eredità:

l’oro nelle ferite.

ilgiornodelsignore.wordpress.com/2018/09/04/loro-nelle-ferite/

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