Ti regalo il Natale che ho provato a vivere intrufolandomi nel cuore di Maria.

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Fra Giorgio Bonati

Ti regalo il Natale che ho provato a vivere intrufolandomi nel cuore di Maria.
“Siamo partiti da Nazareth in tanti, tutti. Carichi di un viaggio da compiere, non voluto, non sognato.
Se ai potenti serve sapere quanti sudditi, a noi poveri serve vivere da liberi; se ai potenti interessa continuare a farci camminare come deportati verso le nostre origini, a noi serve solo conoscere la strada che dalle radici porta linfa ai frutti.
Giuseppe ed io ci separiamo presto dalla carovana. L’abbondanza del ventre mi costringe a fermarmi troppo spesso, ed è scritto che, giunti a Betlemme, ‘la casa del pane’, non ci sia una briciola di posto per noi in una casa. 
Il freddo si fa pungente dopo il tramonto e il mio Giuseppe scova una piccola grotta, naturale. I miei occhi, entrando, la sognano scolpita dal vento, e ciò mi basta per aprirmi al sorriso, ma appena mi adagio, sento la pelle tirare. 
Il nostro ciuchino trova compagnia e noi un po’ di tepore: due capre ed una mucca sono un ben di Dio per ogni famiglia, assicurano latte e cacio quotidiano, che la provvidenza non ci farà mancare.
Non era questo il posto dove ho sognato di dare alla luce Gesù, ma tutto sembra destinato, come a voler compiere un disegno, come se l’ultima pennellata sia sempre e solo nelle mani di un artista divino.
Vibro, ogni lembo della pelle freme, mi bagno tutta, inondo il mondo, le cateratte si squarciano, la diga non tiene più: un terremoto della carne. Inizio il travaglio. Respiro, o almeno ci provo. Sento come se qualcuno mi stia conficcando pugnali nei reni. Urlo, fortissimo. Giuseppe mi offre le sue braccia e conficco le mie unghie nelle sua carne. Una contrazione, due, tre, e nel dolore, uno squarcio. 
Ecco finalmente il momento della verità. Le parole di Gabriele erano vere? Davvero io ho custodito e coltivato la vita nove mesi? Ed ora sarò capace di portare avanti questa vita? 
I miracoli sono così: dolore e gioia che si mescolano, confondendosi. Il dolore della morte che si impasta con la gioia della vita. Nascere è uscire, morire è entrare.
Gesù nasce così, come ogni pargolo di uomo e donna. Solo così poteva nascere, come ognuno di noi, tra lacrime e sangue. 
Ma di tutto, io ricordo solo il suo viso, la sua pelle sulla mia, un incanto!
Da oggi in poi chi vorrà incontrare Dio dovrà prendersi cura della vita, di ogni piccola vita che nasce, che vive. Senso unico obbligatorio!”
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