La carezza è la fisicità di una benedizione

Con il giorno che inizia uggioso e grigio, mi salva l’agenda di Romena, con una frase di Jean-Paul Hernandez: “La carezza è la fisicità di una benedizione”.


Il potere delle parole, il potere di colorare anche il cielo più spento, di scioccare i tuoi occhi tanto da pennellare l’arcobaleno sul giorno bagnato, facendoti sognare la fine, e un nuovo inizio.

Non sarebbe male terminare le nostre messe con la benedizione che si fa carezza, aggiungere, a quel gesto automatico col quale ci segniamo, uno sguardo negli occhi di chi ci è accanto e accarezzarlo. Si, credo sia più potente, un rafforzativo dolce, come far tesoro sulla pelle dell’amore di Dio che ti ha raggiunto e rimane in te, per sempre.

E allora ti benedico stamane con le parole del mio Bobin, uno che le parole le abita, le fa abitare: “Ci vuole tempo per raggiungere l’innocenza del giorno. Ci vuole tempo per giungere alla semplicità di una lingua. Ci vuole tempo per imparare e ancora più tempo per ridere di ciò che si è appena imparato. Ridere del proprio sapere come della propria ignoranza. Ridere con la primavera negli occhi, l’infanzia nella voce, la pioggia nei libri. Perché nei libri piove. Una pioggia sottile scivola sulle pagine, scende sul cuore.”

Fra Giorgio Bonati


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