don Tonino… Se la Fede ci fa essere credenti è la speranza ci fa credibili è solo la carità che ci fa essere creduti –

Compagni di volo – don Tonino Bello

Voglio ringraziarti, Signore per il dono della vita;

ho letto da qualche parte che gli uomini hanno un’ala soltanto:

possono volare solo rimanendo abbracciati.

A volte, nei momenti di confidenza, oso pensare, Signore,

che tu abbia un’ala soltanto, l’altra la tieni nascosta,

forse per farmi capire che tu non vuoi volare senza di me;

per questo mi hai dato la vita:

perché io fossi tuo compagno di volo.

Insegnami, allora, a librarmi con Te,

perché vivere non è trascinare la vita,

non è strapparla, non è rosicchiarla,

vivere è abbandonarsi come un gabbiano all’ ebrezza del vento.

Vivere è assaporare l’avventura della libertà.

Vivere è stendere l’ala, l’unica ala, con la fiducia

Di chi sa di avere nel volo un partner grande come Te.

Ma non basta saper volare con Te, Signore.

Tu mi hai dato il compito

di abbracciare anche il fratello e aiutarlo a volare.

Ti chiedo perdono, perciò, 
per tutte le ali che non ho aiutato a distendersi.

Non farmi più passare indifferente vicino al fratello 
che è rimasto con l’ala ,

l’unica ala inesorabilmente impigliata

nella rete della miseria e della solitudine

e si è ormai persuaso di non essere più degno di volare con Te;

soprattutto per questo fratello sfortunato,

dammi, o Signore,un’ala di riserva.

 – Don Tonino Bello – 

Coltivate la bellezza del vostro sguardo.
Non potete immaginare quanta luce
questa bellezza dà
a chi è triste,
quanta voglia di vivere
produce uno sguardo generoso
su una persona che è triste.

– don Tonino Bello – 

Dio me lo sento
come un padre dolcissimo,
col quale non è difficile confidarmi.

Sento di non aver soggezione di lui.
Anche quando sbaglio, mi sembra più facile
chiedergli scusa con un sorriso di implorazione
che con un percuotimento di petto.
Me lo sento vicino, comunque, tantissimo.

Devo, però, dire che spesso mi dimentico di lui
e me ne dispiace,
soprattutto la sera quando mi addormento.

Ma lo chiamo ugualmente:
tanto sono certo del suo perdono.

– don Tonino Bello –

 

Non abbiamo il diritto
di annunciare e attendere
un altro mondo,
se non ci saremo impegnati
a far sì che un mondo altro
si affermi sulla terra.

– don Tonino Bello – 

Non abbiate paura
di innamorarvi adesso,
di incantarvi adesso,
di essere stupiti adesso,
di entusiasmarvi adesso,
di guardare troppo in alto adesso,
di sognare adesso.

– don Tonino Bello – 

Ai ragazzi – don Tonino Bello

Voi siete testimoni di tutto quello che sta succedendo oggi. Immagino che anche nel vostro cuore c’è tanta tristezza perché vedete questa sofferenza del mondo. Però ricordatevi… il fatto più tragico non è la guerra ma tutto ciò che ha preceduto la guerra.

E io vi vorrei.., felici di vivere, capaci di innamorarsi delle cose belle della vita, del cielo, della terra, del mare, delle persone che vi attraversano la strada, quelli che camminano insieme con voi, poveri e ricchi, quelli che abitano nel vostro condominio e quelli che sono lontani.

Amate la gente senza chiedere nulla in contraccambio. Anche quando l’altro non vi potrà dare nulla di buono, amatelo. Non vogliate bene ai vostri compagni soltanto perché sono bravi, perché scambiano con voi tante cose; vogliate bene anche a coloro che non vi danno nulla.

Alla stazione di Bolzano, nella sala d’aspetto, c’era tanta gente quella notte di Capodanno al termine della marcia per la pace. Era venuta lì a dormire perché c’era il riscaldamento. Io aspettavo il treno.

Si è seduta accanto a me una vecchietta. Era sporca e maleodorante. Ha mangiato qualcosa imbrattandosi tutta la faccia. Poi si è messa a russare. E io ho detto: questa è un frammento di santità, una reliquia. I poveri! Capite? Bartolo, mio amico! Quando andate a Roma, salutatelo. A Piazza S. Pietro, subito dopo l’editrice Ancora, sulla sinistra ci sono dei cartoni e lì ogni notte, da anni ormai, Bartolo, con la barba lunga, va a dormire. Se lo volete sapere quei cartoni sono come certi ostensori delle chiese; dentro ci sono reliquie di santità.

Oh Dio! Ma come si fa allora ad approvare una guerra? Come si fa a starsene zitti? Come si fa a non urlare con tutta la forza dell’animo? Basta un solo uomo che venga ucciso ed è già un’atrocità assurda. Perché la vita di ogni uomo è disponibile solo per essere amata.

Sapete qual è l’opposto del verbo amarsi? Aggiungete una R: armarsi. Quando ci si arma, inesorabilmente ci si odia.

Ve lo dico con molta fermezza, con molta libertà e con molto rispetto: quando si costruiscono le armi, necessariamente devono essere usate. Chi fabbrica le armi vuole che siano vendute e consumate. E le armi si consumano uccidendo.

Io sono andato a parlare nelle fabbriche d’armi. Agli operai ho detto che il lavoro che loro fanno non può avere sotto stampigliata la sigla che c’era sotto le opere che uscivano dalle mani di Dio creatore: e Dio vide che era molto buono. Fece la luce, fece gli alberi.., e vide che erano cosa molto buona. Ho detto che delle loro opere non si poteva dire: è molta buona.

Dissi anche che sapevo che lavoravano come gli altri per guadagnarsi il pane… E che se avessero il coraggio…

Io pensavo che mi avrebbero fischiato. Invece fu bellissimo. Venne al microfono un uomo e disse che era stato mandato dalla ditta fornitrice d’armi in Iraq per una revisione tecnica; aveva visitato l’ospedale con un suo amico medico e aveva visto su una branda un giovane nero inciampato in una mina antiuomo. Gli erano saltati tutti e due i piedi. Quest’operaio in fabbrica metteva l’ultima spoletta a quelle mine. Tornato in Italia si è licenziato e ha cercato altro lavoro aiutato nel frattempo dalla comunità parrocchiale.

Ricordatevi sempre: AMARSI.

Ci troviamo in un momento molto molto triste, in cui questa parola, questo verbo spesso è sostituito da quell’altro: ARMARSI.

Sulla terra c’è ancora da promuovere una grande e incontenibile opera di giustizia perché ognuno abbia il suo pane e lo mangi insieme con gli altri. Vedete! Su questo tavolo consideriamo tutte le ricchezze della terra, immaginiamo che siano cento panini, cento pezzi di pane. Ne mettiamo qui trenta, qua trenta, lì venti e ancora più in là venti. Tutte le ricchezze della terra sono qui: l’energia, l’oro… Tutte le ricchezze della terra le riduciamo in cento pezzi di pane. Mettiamo ora attorno al tavolo tutti gli uomini della terra; i cinque miliardi e più li riduciamo a cento persone. Tutti attorno al tavolo: qui trenta, più in là altri trenta, lì venti e più lontano altri venti.

Guardate cosa succede.

Queste trenta persone che stanno qui, stendono le mani e mangiano anche i pani che stanno di qua; allungano poi le mani e mangiano più della metà dei pezzi di pane che stanno lì. Così il trenta per cento degli uomini mangia l’88% dei pani, della ricchezza. Le altre 70, il 70% dell’umanità deve accontentarsi del 12% della ricchezza.

Come si fa a non urlare, a rimanere zitti! Ma voi, amate la vita, amate i vostri giorni; aiutate gli altri a vivere.

E quando succede qualche discussione tra voi, non risolvetela con la mano chiusa a pugno, ma sempre con la mano nella mano dell’altro.

don Tonino Bello

«Asciugati le lacrime, fratello che sei stato pugnalato alle spalle da coloro che ritenevi tuoi amici. Non tirare i remi in barca, tu che sei stanco di lottare e hai accumulato delusioni a non finire».

– don Tonino Bello –

 Individuare gli ultimi è difficile, perché ci sono quelli che vanno in divisa (…) e ci sono quelli che vestono in abito impeccabile, tagliato sulla moda dei nostri giorni, e lasciano intravedere solo un piccolo distintivo della loro povertà.  

– Don Tonino Bello –
(Misericordia, servizio, missione)

A coloro che si sentono falliti – don Tonino Bello

Questa lettera la scrivo un po’ anche a me. Sono convinto, infatti, che tutti nella vita ci siamo portati dentro un sogno, che poi all’alba abbiamo visto svanire…

Io, per esempio, mi figuravo una splendida carriera. 
Volevo diventare santo. Cullavo l’idea di passare l’esistenza tra i poveri in terre lontane, aiutando la gente a vivere meglio, annunciando il Vangelo senza sconti, e testimoniando coraggiosamente il Signore Risorto. 
Ora capisco che in questo sogno eroico forse c’entrava più l’amore verso me stesso che l’amore verso Gesù. 
Comprendo, insomma, che in quegli slanci lontani della mia giovinezza la voglia di emergere prevaleva sul bisogno di lasciarmi sommergere dalla tenerezza di Dio.

E’ il difetto di quasi tutti i sogni irrealizzati: quello di partire con un certo tasso di orgoglio. E il mio non ne era indenne. 
Ciò non toglie, però, ritrovandomi oggi in fatto di santità neppure ai livelli del mezzobusto, mi senta nell’anima una grande amarezza. 
I destinatari, comunque, di questa lettera non sono coloro che, come me, sperimentano le delusioni dei sogni e il pianterreno prosaico delle piccole conquiste. Ma sono tutti quelli che non ce l’hanno fatta a raggiungere neppure gli standard sui quali “normalmente” scorre una esistenza che voglia dirsi realizzata.

Amerigo, per esempio, che ha faticato tanto per laurearsi in medicina e, immediatamente dopo la specializzazione, ha dovuto accantonare ogni progetto di “brillante carriera” per un distacco irreversibile della retina.

Ugo, ragazzo prodigio fino alla maturità classica che si è insabbiato nelle secche degli esami universitari, e non è più riuscito a districarsene. 
Oggi ha quarant’anni, e sua moglie, ad ogni lite, gli rinfaccia il fallimento di essersi ridotto a fare il fattorino presso lo studio di un avvocato.

Marcella, a cui tutti profetizzavano un futuro carico di successi, e che dopo i corsi di perfezionamento in pianoforte all’Accademia Chigiana di Siena ha avuto decine di occasioni per affermarsi. Ha rifiutato tanti partiti, uno meglio dell’altro. Alla fine si è messa con un uomo divorziato che è fallito, e ha dovuto vendersi il pianoforte a coda che le aveva comprato suo padre.

Lucia che straripava di entusiasmo, e voleva diventare missionaria. In primavera sfogliava le margherite per leggervi presagi di felicità, ma poi non è partita perché i suoi l’hanno ostacolata. Ora margherite non ne sfoglia più, ed è finita a fare la commessa in un negozio di articoli da regalo.

Ecco, a tutti voi che avete la bocca amara per le disillusioni della vita voglio rivolgermi, non per darvi conforto col balsamo delle buone parole, ma per farvi prendere coscienza di quanto siete omogenei alla storia della salvezza. 
A voi che, cammin facendo, avete visto sfiorire a uno a uno gli ideali accarezzati in gioventù. 
A voi che avete meritato ben altro, ma non avete avuto fortuna, e siete rimasti al palo. 
A voi che non avete trovato mai spazio, e siete usciti da ogni graduatoria, e vi vedete scavalcati da tutti. 
A voi che una malattia, o una tragedia morale, o un incidente improvviso, o uno svincolo delicato dell’esistenza, hanno fatto dirottare imprevedibilmente sui binari morti dell’amarezza. 
A voi che il confronto con la sorte felice toccata a tanti compagni di viaggio rende più mesti, pur senza ombra di invidia.

A tutti voi voglio dire: volgete lo sguardo a Colui che hanno trafitto!

La riuscita di una esistenza non si calcola con i fixing di Borsa. E i successi che contano non si misurano con l’applausometro delle platee, o con gli indici di gradimento delle folle.

Da quando l’Uomo della Croce è stato issato sul patibolo, quel legno del fallimento è divenuto il parametro vero di ogni vittoria, e le sconfitte non vanno più dimensionate sui naufragi in cui annegano i sogni. Anzi, se è vero che Gesù ha operato più salvezza con le mani inchiodate sulla Croce, nella simbologia dell’impotenza, che non con le mani stese sui malati, nell’atto del prodigio, vuol dire, cari fratelli delusi, che è proprio quella porzione di sogno, che se n’è volata via senza realizzarsi, a dare ai ruderi della nostra vita, come per certe statue monche dell’antichità, il pregio della riuscita.

Non voglio sommergervi di consolazioni. Voglio solo immergervi nel mistero. Nella cui ottica una volta entrati, vi accorgerete che gli stralci inespressi della vostra esistenza concepita alla grande, le schegge amputate dei vostri progetti iniziali, le inversioni di marcia sulle vostre carreggiate mai divenute carriere, non soltanto inutili, ma costituiscono il fondo di quella Cassa deposito e prestiti che alimenta ancora oggi l’economia della salvezza.

A nome di tutti coloro che ne beneficiano vi dico grazie!

Vostro don Tonino Bello

«La vera tristezza non è quando, la sera, non sei atteso da nessuno al tuo rientro in casa, ma quando tu non attendi più nulla dalla vita. 

E la solitudine più nera, la soffri non quando trovi il focolare spento, ma quando non lo vuoi accendere più: neppure per un eventuale ospite di passaggio. 

Quando pensi, insomma, che per te la musica è finita». 


– don Tonino Bello – 

 «Signore salvami dalla presunzione di sapere tutto.
Dall’arroganza di chi non ammette dubbi.
Dalla durezza di chi non tollera ritardi.
Dal rigore di chi non perdona debolezze.
Dall’ipocrisia di chi salva i princìpi e uccide le persone».


– don Tonino Bello – 

Buona giornata a tutti. 🙂

scritti di Tonino Bello in occasione della Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo

“Lui, Gesù, è il Signore: è Gesù di Nazareth: e questo nostro indistruttibile amore attorno al quale vogliamo legare la vita, al quale non ci vogliamo aggrappare, ma vogliamo abbandonarci.

Purtroppo, miei cari amici, devo dirvelo questo: io conosco molti cristiani e fra questi, forse, ci sono anch’io, cristiani di mezzatacca che si aggrappano al Signore, perché hanno paura, ma non si abbandonano a Lui perché Lo amano. Se uno non sa nuotare e sta naufragando e qualcuno gli passa accanto, gli si aggrappa, lo abbraccia, lo afferra. 
Ma quello non è un allacciamento d’amore, non è un abbraccio di tenerezza, è prodotto dalla paura, invece chi si abbandona, si lascia andare. 
E noi a Gesù ci dobbiamo abbandonare; a Lui, ‘la fontana antica’, ‘la fontana del villaggio’ che ha un’acqua, l’unica capace di dissetarci. 
Chi ha sete va e beve; chi è stanco e sudato va a lavarsi e refrigerarsi. 
Ecco chi è Gesù Cristo: per ognuno ha una parola particolare. 
Ha per tutti quanti una parola di tenerezza, di incoraggiamento. Noi dovremmo solo riscoprirla”

Io se vedo un marocchino o un poveraccio, o un disgraziato, o un ubriaco…. vedo un uomo che ha bisogno. Tu lo aiuti, se sei credente poi sai che quel volto lì è la trasparenza del volto di Dio… tu lo sai… 
Ma se non lo avverti perchè non sei credente, aiutalo lo stesso… poi un giorno (questo sta nel vangelo)… ricordate il capitolo 25 del Vangelo di Matteo? Avevo fame e mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dato da bere….
Quelli diranno: Signore, chi t’ ha mai visto? Quando mai ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, ti abbiamo visto assestato e ti abbiamo dato da bere…non t’ho mai visto… 
Questo vuol dire che in mezzo a quel numero lì ci sono anche dei non credenti… Quando mai ti abbiamo visto? 
E Gesù dirà : ” Ogni volta che avete fatto qualcosa del genere ad uno dei miei fratelli più piccoli l’avete fatto a me”. Non t’ho visto mai, non ti conosco… L’avete fatto a me… 
Tribuna numerata, numero 2 e 3 nello stadio del cielo… e il vescovo invece, che vi predica queste cose, arriverò io… va bè dai in curva, ed entrerò di straforo…e chissà a quanti di voi farò segno, voi che starete in tribuna coperta, vi farò segno… e voi forse però, anche se io rimarrò in tribuna, probabilmente voi mi ringrazierete… me… o dico gli altri vostri educatori, perchè se siete andati a finire in tribuna un po’ di colpa ce l’abbiamo noi… allora saremo felici lo stesso.
E’ un giudizio positivo quindi. però tu che sei credente queste cose le sai, ma se non sei credente le fai lo stesso, io ti auguro che le faccia. Soltanto da questo vorrei preservarti: dall’offrire qualcosa per voglia di sentirti ripagata, di sentirti gratificata, o per voglia magari di catturare gli altri… no questo no… perchè allora c’è di mezzo l’egoismo. 

Ma se tu dai perchè intravedi un lembo della tua stessa umanità nel fratello che soffre, stai sulla buona strada.

Abbiamo bisogno di preti, Signore, ma di preti fatti sul Tuo stampo; non vogliamo sgorbi, non vogliamo “occasionali”, ma preti autentici, che ci trasmettano Te senza mezzi termini, senza ristrettezze, senza paure. 
Vogliamo preti “a tempo pieno”, che consacrino ostie, ma soprattutto anime, trasformandole in Te; preti che parlino con la vita, più che con la parola e gli scritti; preti che spendano il loro sacerdozio anziché studiare di salvaguardarne la dignità.
Sai bene, Signore, che l’uomo della strada non è molto cambiato da quello dei tuoi tempi; ha ancora fame; ha ancora sete; fame e sete di Te, che solo tu puoi appagare. 

Allora donaci preti stracolmi di Te, come un Curato d’Ars, preti che sappiano irradiarti; preti che ci diano Te. Di questo, solo di questo noi abbiamo bisogno.
Perdona la mia impertinenza: tieniti i preti dotti, tieniti i preti specializzati, i preti eloquenti, i preti che san fare schemi, inchieste, rilievi. A noi, Signore, bastano i preti dal cuore aperto, dalle mani forate, dallo sguardo limpido. Cerchiamo preti che sappiano pregare più che organizzare, preti che sappiano parlare con Te, perché quando un prete prega, il popolo è sicuro.
Oggi si fanno richieste, si fanno sondaggi su come sarà, su come la gente vuole il prete. 

Non ho mai risposto a queste inchieste, ma a Te, Signore, posso e voglio dirlo: il prete io lo voglio impastato di preghiera.
Donaci, o Signore, preti dalle ginocchia robuste, che sappiano sostare davanti a Te, preti che sappiano adorare, impetrare, espiare; preti che non abbiano altro recapito che il tuo Tabernacolo. 

E dimenticavo: rendici degni di avere tali preti.

don Tonino Bello – 

Di Gesù non si parla tra persone educate. Con il sesso, il denaro e la morte, Gesù è tra gli argomenti che mettono a disagio in una conversazione civile. Troppi i secoli di sacrocuorismo. 

Troppe le immagini di sentimentali nazareni con i capelli biondi e gli occhi azzurri: il Signore delle signore. Troppe quelle prime comunioni presentate come “Gesù che viene nel tuo cuoricino”. Non a torto tra persone di gusto quel nome suona dolciastro. E’ irrimediabilmente tabù… Neppure preti, pope, pastori ne parlano molto… Si costruiscono complesse architetture sui Vangeli; ma pochi scendono in cantina per vedere se le fondamenta ci sono davvero… Dice un detto segreto attribuito a Gesù da un Vangelo apocrifo: “Chi si stupisce, regnerà”. 

Molti sembrano aver perduto il dono dello stupore.


– Vittorio Messori – 

Nel lontano 1955, l’allora arcivescovo di Milano, Card. Montini, divenuto poi Papa Paolo VI, quasi interpretando i nostri tempi, scriveva alla Diocesi: 

“Oggi l’ansia di Cristo pervade anche il mondo dei lontani, quando in essi vibra qualche autentico movimento spirituale. 

La storia contemporanea ci mostra nelle sue solenni manifestazioni i segni di un messianismo profano. Il mondo, dopo avere dimenticato e negato Cristo, lo cerca. Ma non lo vuole cercare qual è e dov’è. Lo cerca tra gli uomini mortali. Ricusa di adorare il Dio che si è fatto uomo e non teme di prostrarsi servilmente davanti all’uomo che si fa Dio. 

Il desiderio di trovare un uomo sommo, un prototipo dell’umanità, un eroe di complete virtù, un maestro di somma sapienza, un profeta di nuovi destini, un liberatore di ogni schiavitù e di ogni miseria assilla oggi le generazioni inquiete, che, forti di qualche sconsacrato frammento di verità, colto al Vangelo, creano miti effimeri, agitano inumane politiche e preparano così grandi catastrofi. 

Dall’inquietudine degli spiriti ribelli e dall’aberrazione delle dolorose esperienze umane, prorompe fatale la confessione di Cristo risorto: di Te abbiamo bisogno”. 

Preghiera a Cristo Re

“Sì, Signore, tu sei il mio re.
Sei l’unico di cui mi posso fidare completamente.
Tu, mio Gesù e mio re,
mi guidi nel cammino di ogni giorno
e sono certo che seguendo i tuoi passi
non potrà accadermi nulla di male.
Tu, mio re, sei forte,
perché porti in te la forza straordinaria dello Spirito Santo:
nessuna cattiveria potrà mai vincerti,
persino la morte si arrende di fronte a te.
Tu sei pieno di sapienza:
mi insegni come vivere secondo il cuore del Padre,
mi parli attraverso la Scrittura Sacra
e mi sveli il progetto di amore che tu sogni per tutta l’umanità.
Tu, o mio re, hai dato la vita sulla croce per amore di tutti noi:
per questo, più che per ogni altro motivo,
tu sei il Signore del mio cuore e della mia vita.
Tu sei re, Maestro Gesù.
L’unico al mondo a potersi chiamare così, nella piena verità.
Tu, Signore Dio, sei il mio re:
mio, perché ti voglio bene
e perché so di essere amato da te, infinitamente.”

Buona giornata a tutti. 🙂

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