poesie – Emily Dickinson –

Non sapete quando l’alba arriverà, tengo aperta ogni porta.

by leggoerifletto

C’è un altro cielo – Emily Dickinson

C’è un altro cielo,

sempre sereno e bello,

c’è un’altra luce del sole,

sebbene sia buio là –

non badare alle foreste disseccate,

non badare ai campi silenziosi –

qui è la piccola foresta

la cui foglia è sempre verde –

qui è un giardino più luminoso –

dove il gelo non è mai stato,

tra i suoi fiori mai appassiti

odo la luminosa ape ronzare,

ti prego, Fratello mio,

vieni nel mio giardino!

– Emily Dickinson –


“Penso spesso che la notte è più viva e intensamente colorata del giorno.”
(Vincent van Gogh, Notte stellata sul Rodano, 1888)

Immagine: Teodor Axentowicz (1859-1938), Spring

Non so incontrare la Primavera – con distacco –
Sento l’antico desiderio
Un’urgenza a un protrarsi, mescolata,
Una licenza d’esser bella
Una competizione nei miei sensi
Con qualcosa, nascosta in Lei
E quando svanisce, il rimorso
Di non aver visto di più di Lei.

– Emily Dickinson –

 

Poich̩ non potevo fermarmi per la morte (1863) РEmily Dickinson

Poiché non potevo fermarmi per la Morte,

Lei gentilmente si fermò per me –
La Carrozza non portava che Noi Due –
E l’Immortalità –

Procedemmo lentamente – non aveva fretta
Ed io avevo messo via
Il mio lavoro e il mio tempo libero anche,
Per la Sua Cortesia –

Oltrepassammo la Scuola, dove i Bambini si battevano
Nell’Intervallo – in Cerchio –
Oltrepassammo Campi di Grano che ci Fissava –
Oltrepassammo il Sole Calante –

O piuttosto – Lui oltrepassò Noi –
La Rugiada si posò rabbrividente e Gelida –
Perché solo di Garza, la mia Veste –
La mia Stola – solo Tulle –

Sostammo davanti a una Casa che sembrava
Un Rigonfiamento del Terreno –
Il Tetto era a malapena visibile –
Il Cornicione – nel Terreno –

Da allora – sono Secoli – eppure
Li avverto più brevi del Giorno
In cui da subito intuii che le Teste dei Cavalli
Andavano verso l’Eternità –

 

(Emily Dickinson)

 

 

Because I could not stop for Death –
He kindly stopped for me –
The Carriage held but just Ourselves –
And Immortality.

We slowly drove – He knew no haste
And I had put away
My labor and my leisure too,
For His Civility –

We passed the School, where Children strove
At Recess – in the Ring –
We passed the Fields of Gazing Grain –
We passed the Setting Sun –

Or rather – He passed Us –
The Dews drew quivering and Chill –
For only Gossamer, my Gown –
My Tippet – only Tulle –

We paused before a House that seemed
A Swelling of the Ground –
The Roof was scarcely visible –
The Cornice – in the Ground –

Since then – ‘tis Centuries – and yet
Feels shorter than the Day
I first surmised the Horses’ Heads
Were toward Eternity –

È una delle poesie più famose di ED, presente in quasi tutte le antologie italiane. Qui invece siamo di fronte a una sorta di racconto molto concreto, a uno svolgersi dei fatti che dà una sensazione di familiarità, con appena un accenno a nostalgici ricordi (i bambini a scuola, il grano nei campi) e a un senso di gelo concretizzato nella rugiada che scende sul corpo vestito di garza e tulle.
La morte è gentile, ma comunque decisa a rispettare i suoi appuntamenti. Non scegliamo noi di fermarci, di interrompere la nostra vita, ma è lei che arriva, si ferma alla nostra porta e non ha bisogno di imporsi con la forza, perché sa di essere inevitabile. E l’ultimo viaggio si fa in solitudine, noi, la morte, e quel mistero insondabile che è l’eternità.
Il percorso è lento: la morte, messaggera dell’eternità, non ha certo fretta. Il senso di lentezza è ulteriormente accentuato nella terza e quarta strofa: i bambini nell’intervallo, i campi di grano, il tramonto, la rugiada notturna, danno la sensazione di un percorso che si snoda nell’arco di un’intera giornata, quasi un rivivere la propria vita nel momento in cui finisce.
Nella penultima strofa eccoci arrivati. La casa che abiteremo sembra un rigonfiamento del terreno, da dove sporge solo il cornicione del tetto. I secoli che passeranno saranno ormai senza tempo, brevissimi in confronto a quel lungo giorno in cui capimmo subito che quel viaggio apparentemente familiare era quello che ci portava verso l’eternità.

http://www.emilydickinson.it/



Lottare a voce piena

Lottare a voce piena, è coraggioso
ma so più generoso
chi attacca dentro il petto
la cavalleria del dolore 

chi vince, e le nazioni non vedono
chi soccombe – e nessuno osserva
i cui occhi morenti nessun paese
guarda con amore di patria 

Confidiamo che in piumata processione
gli angeli sfilino per loro
schiera dopo schiera, con i passi a cadenza
e le uniformi di neve.

– Emily Dickinson –

Da: Centoquattro poesie, Einaudi, 2011

Traduzione di Silvia Bre

L’estate è finita

Sono più miti le mattine
e più scure diventano le noci
e le bacche hanno un viso più rotondo.
La rosa non è più nella città.
L’acero indossa una sciarpa più gaia.
La campagna una gonna scarlatta,
Ed anch’io, per non essere antiquata,
mi metterò un gioiello.

– Emily Dickinson – 

Fammi un ritratto del sole e altre poesie – Emily Dickinson

Fammi un ritratto del sole
così che io possa appenderlo in camera mia
e possa fingere di scaldarmi
mentre gli altri lo chiamano “Giorno”!

Disegnami un pettirosso su un ramo
così che io possa ascoltarlo mentre dormo
e quando cesserà il lavoro nei campi
anch’io deporrò la mia illusione.

Dimmi se è vero che fa caldo a mezzogiorno
se sono i ranuncoli quelli che volano
o le farfalle quelle che fioriscono.

Poi, manda via il gelo dai prati
e scaccia la ruggine dagli alberi
dammi l’illusione che ruggine e gelo
non debbano più tornare!


– Emily Dickinson – 

Temo un uomo di poche parole –
temo un uomo che tace –
l’arringatore – posso superarlo –
il chiacchierone – posso intrattenerlo –
ma di colui che pondera
mentre gli altri spendono tutto ciò che hanno –
di quest’uomo diffido –
temo ch’egli sia grande.

– Emily Dickinson – 

Dipinto “Autunno” di Kandinskij

“Se avessimo le ali
per fuggire la memoria
molti volerebbero.
Abituati a esseri più lenti
gli uccelli con sgomento…
scruterebbero la folla
di persone in fuga
dalla mente dell’uomo”

– Emily Dickinson –

Notti selvagge e altre poesie d’amore – Emily Dickinson

 Notti selvagge!
Fossi io con te
Notti selvagge sarebbero
La nostra voluttà!
Futili – i venti –
Per un Cuore in porto –
Via il Compasso –
Via la Mappa!
Vogare nell’Eden –
Ah, il Mare!
Potessi soltanto ormeggiare – stanotte –
In te!

~~~

Wild nights – Wild nights!
Were I with thee
Wild nights should be
Our luxury!
Futile – the winds –
To a Heart in port –
Done with the Compass –
Done with the Chart!
Rowing in Eden –
Ah, the Sea!
Might I but moor – tonight –
In thee!

– Emily Dickinson –

Madeleine Jeanne Lemaire (1845-1928)

La Volupté

Sono più miti le mattine
E più scure diventano le noci
E le bacche hanno un viso più rotondo
La rosa non è più nelle città
L’acero indossa una sciarpa più gaia
E la campagna una gonna scarlatta
Ed anch’io per non essere antiquata
Mi metterò un gioiello.

– Emily Dickinson –

Conrad Kiesel (1812-1903), Autumn

«Se io potrò impedire ad un cuore di spezzarsi
non avrò vissuto invano –
Se allevierò il dolore di una vita o allevierò una pena –

O aiuterò un pettirosso caduto a rientrare nel nido
Non avrò vissuto invano.»

– Emily Dickinson –

Fammi un quadro del sole –
posso appenderlo in camera mia
e fingere di scaldarmi
mentre gli altri lo chiamano “Giorno!”.

Disegna per me un pettirosso – su un ramo –
così sognerò di sentirlo cantare
e quando nei frutteti cesserà il canto –
ch’io deponga l’illusione.

Dimmi se è vero che fa caldo a mezzogiorno –
se sono i ranuncoli che “volano”
o le farfalle che “fioriscono”.
E poi, sfuggi il gelo sopra i prati
e la ruggine sugli alberi.
Dammi l’illusione che questi due – ruggine e gelo –
non debbano arrivare mai!


– Emily Dickinson –

Amarti anno dopo anno – 
può sembrare meno 
di sacrificio, e conclusione – 
eppure, caro, 
il sempre potrebbe essere breve, vorrei mostrarti – 
perciò l’ho congiunto, ora, con un fiore. 

– Emily Dickinson –  

Immagine: Hans Brasens (1849 – 1930), “Saluto del mattino”

Portare la nostra parte di notte,
la nostra parte di mattino.
Di immensa gioia riempire il nostro spazio,
il nostro spazio riempire di disprezzo.

Qui una stella, là un’altra stella.
Qualcuno smarrisce la via!
Qui una nebbia, là un’altra nebbia.
Poi, il giorno!

Emily Dickinson

 

 
Emily Elizabeth Dickinson nasce 10 dicembre 1830 ad Amherst (Massachusetts), in una stimata famiglia, frequenta la scuola sino alle scuole superiori, cosa anomala per l’epoca. 

A soli 23anni decide di ritirarsi in una vita solitaria ed appartata non giustificata da problemi fisici. 

Rimane quindi irrisolto il mistero Emily Dickinson, affidato all’insondabilità della sua coscienza più profonda. Manifesta un carattere contraddittorio e complesso, venato da una fierezza irriducibile. 

Studia in casa come autodidatta, scrive lettere alle quali spesso allega le sue poesie. Compie brevi viaggi, incontra ed entra in amicizia con scrittori, filosofi. 

La casa dei Dickinson è praticamente il centro della vita culturale del piccolo paese, dunque uno stimolo continuo all’intelligenza della poetessa, che in questo periodo incomincia a raccogliere segretamente i propri versi in fascicoletti. 

In pochi anni viene colpita da una serie di disgrazie familiari, muore il padre, l’anno dopo la madre, alcuni amici con i quali era in contatto epistolare. 

I suoi scritti non sono mai stati pubblicati. 

Solo dopo la sua morte avvenuta il 15 maggio 1886 la sorella Vinnie scopre i versi nascosti e fa pubblicare 1775 poesie. 

Una rivelazione editoriale che, grazie all’enorme potenza sensitiva, mentale e metafisica della poesia di Emily Dickinson, ha dato il via ad un vero e proprio fenomeno di culto.

per saperne di più: http://it.wikipedia.org/wiki/Emily_Dickinson

Buona giornata a tutti. 🙂

www.leggoerifletto.it

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