Mi piace appoggiare la mano sul tronco di un albero davanti al qualepasso, non per assicurarmi dell’esistenza dell’albero – di cui nondubito – ma della mia.

Camminare su un prato di foglie secche è assordante. Sedersi ai piedi di un albero dalle foglie gialle con un filo di vento che le accarezza, è una melodia. Passeggiare lentamente sotto i pini ti fa sentire custodito. Sprofondare sulla panchina al sole del primo pomeriggio è dolcissimo. Procedere sotto piante di castagne in questa stagione, può pungere.Ieri avevo bisogno di starmene solo, di lasciar sedimentare i giorni passati, di sciogliere coi passi ciò che si era ingarbugliato dentro, e così dopo pranzo sono partito. A me basta scendere le scale e sono già sul prato, nel bosco. Tutto il resto è ascoltare, con gli occhi e le orecchie, la pelle e il naso. La meraviglia non può non rapirti, una foglia può parlarti della vita, l’albero delle sue stagioni, una margherita della luce da cercare, un riccio di castagna delle paure, il silenzio raccontare e il cielo terso addolcire.Prendo a prestito le parole del mio Bobin: “Mi piace appoggiare la mano sul tronco di un albero davanti al quale passo, non per assicurarmi dell’esistenza dell’albero – di cui non dubito – ma della mia.”


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