Ada Merini …”Sono sempre rimasta fedele alla mia meraviglia: mi meraviglio di un peccato impunito e della grazia inattesa.”

leggiAmo: Ada Negri e Giovanni Pas…

Il regalo di Alda Merini
La sua persona e la sua parola miracolosamente coincidevano in un aspetto di pura grazia.

Metti il freddo di una sera d’inverno, la luce inadatta di una sala che non è da conferenze. Fumo di sigaretta e una vecchia in ciabatte. E ragazzi foresti, venuti fin sui Navigli per lei, il poeta. Selvatici di scuola alberghiera, libri letti pochi, poeti meno. Eppure inchiodati, il silenzio sospeso, gli occhi sgranati, davanti alla vecchia che legge poesie, parla di maternità e di amore. La vecchia all’apparenza brutta, sciatta. In ciabatte. Ma i ragazzi foresti non riescono a non domandarle: “Che cos’è per lei la bellezza?”. “Perché, non mi vedi?”. Nessun paio di occhi, di labbra, che dubiti. “Al suicidio non ci ho mai neanche pensato, non credete”, aveva anche risposto. Eppure, per sicurezza, le avevano tagliato anche il gas. Gente che mai l’aveva vista né ascoltata, c’è da pensare. Ma aveva la forza, a suo modo incontestabile, di farsi ascoltare. Che non derivava solo da cultura né da bravura. Da eleganza anticonvenzionale meno che mai. Nemmeno dall’aver attraversato i decenni della poesia italiana, tra un manicomio, un amore e un “dolore inutile”, in compagnia di Milano e di Vanni Scheiwiller, Giorgio Manganelli e Maria Corti. Una forza diversa da un “dono mediatico”, come lo chiama Valentino Zeichen. Di più. Maurizio Cucchi ha scritto ieri, stupito che la “scomparsa di un poeta” potesse diventare “oggetto di un interesse diffuso”, che lei aveva utilizzato “in modo abilissimo il mezzo televisivo”. Che era riuscita a esprimervi un personaggio coincidente “con l’idea che in genere la gente ha del poeta: bizzarro e maledetto, insolito e sfortunato”. In realtà la forza mediatica che l’aveva strappata all’oblio la signora stracciona, la mistica della meraviglia (“Son sempre rimasta fedele/ alla mia meraviglia:/ mi meraviglio/ di un peccato impunito/ e della grazia inattesa”) l’attingeva a qualcosa di profondamente diverso. Mai “utilizzato” il mezzo, lei. Piuttosto l’ha dominato. Adoperato, nel senso del puro strumento. C’è in questo suo “dono mediatico” qualcosa di giovanpaolino, nel senso di consanguineo della potenza con cui un altro grande vecchio poeta seppe bucare il vetro, il gelo della comunicazione puramente intellettuale. E di una fede puramente detta.Il mistero della sua poesia – che superava i limiti della malattia dello stereotipo della malattia, della povertà e dello stereotipo della povertà, dell’arte e dello stereotipo dell’arte; della mistica e dello stereotipo della mistica – sta tutto nel fatto che la sua persona e la sua parola miracolosamente coincidevano. In un aspetto di non volontarietà, di pura grazia. Una disponibilità incondizionata (“il libro prima di nascere Dio lo deposita in te come una manciata di fango che diventa luce”), che rende misteriosamente giustizia anche alla cultura e alla poesia: “Domandano tutti come si fa a scrivere un libro. Si va vicino a Dio e gli si dice: feconda la mia mente, mettiti nel mio cuore e portami via dagli altri, rapiscimi. Così nascono i libri, così nascono i poeti”. (“Corpo d’Amore”, Alda Merini).

fonte: ilfoglio 

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“Sono sempre rimasta fedele alla mia meraviglia: mi meraviglio di un peccato impunito e della grazia inattesa.”

Alda Merini> AFORISMI

 fonte: greymatterwanted.tumblr.com

                    *****

e da leggoerifletto: 

Cade la neve di Ada Negri e Nebbia di Giovanni Pascoli

Sui campi e su le strade,

silenziosa e lieve,
volteggiando, la neve
cade.

Danza la falda bianca
ne l’ampio ciel scherzosa,
poi sul terren si posa,
stanca.

In mille immote forme,
sui tetti e sui camini,
sui cippi e sui giardini,
dorme.

Tutto d’intorno è pace;
chiuso in oblìo profondo,
indifferente il mondo
tace.

– Ada Negri – 

(1870 – 1945)

Un albero secco fuori dalla mia finestra solitario leva nel cielo freddo i suoi rami bruni: Il vento sabbioso la neve e il gelo non possono ferirlo. 

Ogni giorno quell’albero mi dà pensieri di gioia, da quei rami secchi indovino il verde a venire.

W.Ya-p’ing

da Albero Secco

“Inverno” acquerello su carta cotone di Celeste Gurgone


E guardai nella valle: era sparito
tutto: sommerso! Era un gran mare piano,
grigio, senz’onde, senza lidi, unito.

E c’era appena, qua e là, lo strano
vocìo di gridi piccoli e selvaggi:
uccelli sparsi per quel mondo vano.

E alto, in cielo, scheletri di faggi,
come sospesi, e sogni di rovine
e di silenzïosi eremitaggi.

Ed un cane uggiolava senza fine.

– Giovanni Pascoli – 

(1855 – 1912)

La neve cadeva pesante, approfondiva il silenzio, veniva immediatamente dal cielo e portava con sé un mistero inesplicabile. Qualche fiocco restava appeso alla finestra e sembrava una piccola stella piena di luce. Altri cadevano sul davanzale e coprivano lentamente le briciole che aspettavano gli uccelli.

Una volta pregai la nonna: «Nonna, raccontami anche una storia del cielo». Allora la nonna domandò: «Perché anche?». «Perché la neve viene di lassù e dice sicuramente che in cielo è tutto bianco».

– Adrienne von Speyr –

Chiudo gli occhi, e sento il tocco gelido del cielo, sogno di riaprirli e di ritrovarmi in un piccolo paradiso e lo sguardo ora si perde, in un candido paesaggio, non è l’immaginazione è il potere magico della neve, attutisce i rumori con il suo candido manto e mi regala… un piccolo minuscolo, straordinario sogno.

– Stephen Littleword –

Buona giornata a tutti  🙂

leggoerifletto

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