« Non chiamare stolto nessuno tra voi, giacché in verità noi non siamo né saggi né stolti. Siamo verdi foglie sull’albero della vita, e la vita stessa è al di là della saggezza e, certo, al di là della stoltezza. »

Per sempre me ne andrò per questi lidi, tra la sabbia e la schiuma del mare. L’alta marea cancellerà le mie impronte, e il vento disperderà la schiuma. Ma il mare e la spiaggia dureranno in eterno.

Fragilità – Kahlil Gibran

Vi è stato detto
che, come una catena, siete fragili
quanto il vostro anello più debole.
Questa è soltanto mezza verità.
Siete anche forti
come il vostro anello più saldo.
Misurarvi dall’azione più modesta
sarebbe come misurare la potenza dell’oceano
dalla fragilità della schiuma.
Giudicarvi dai vostri fallimenti
è come accusare le stagioni
per la loro incostanza.
E voi siete come le stagioni,
e anche se durante il vostro inverno
negate la vostra primavera,
la primavera, che in voi riposa,
sorride nel sonno e non si offende.

altro » leggoerifletto

La vera ricchezza sta nel cuore dell’uomo;

 l’amore è il suo tesoro…

BY LEGGOERIFLETTO

L’altro – Kahlil Gibran

Il tuo prossimo 

è lo sconosciuto che è in te, reso visibile.
Il suo volto si riflette
nelle acque tranquille,
e in quelle acque, se osservi bene,
scorgerai il tuo stesso volto.
Se tenderai l’orecchio nella notte,
è lui che sentirai parlare,
e le sue parole saranno i battiti
del tuo stesso cuore.
Non sei tu solo ad essere te stesso.
Sei presente nelle azioni degli altri uomini,
e questi, senza saperlo,
sono con te in ognuno dei tuoi giorni.
Non precipiteranno
se tu non precipiterai con loro,
e non si rialzeranno se tu non ti rialzerai.

– Kahlil Gibran –

L’anima di certa gente ricorda le lavagne di scuola sulle quali il tempo traccia segni, regole ed esempi che una spugna bagnata subito cancella.

– Kahlil Gibran –

da “Massime Spirituali”

 

La vera ricchezza sta nel cuore dell’uomo; l’amore è il suo tesoro.

Per sempre me ne 

andrò per questi lidi,

tra la sabbia e la

schiuma del mare.

L’alta marea cancellerà

le mie impronte,

e il vento disperderà la

schiuma.

Ma il mare e la spiaggia

dureranno

in eterno.

– Kahlil Gibran – 

 
Kahlil Gibran (1883-1931) poeta, pittore e filosofo libanese.

Aforismario >>>    …continua

 

 

« Non chiamare stolto nessuno tra voi, giacché in verità noi non siamo né saggi né stolti. Siamo verdi foglie sull’albero della vita, e la vita stessa è al di là della saggezza e, certo, al di là della stoltezza. »
Kahlil Gibran  da Il Giardino del Profeta)

ANGELO dei GENITORI …custodi dei BACI e degli ABBRACCI, trame ed orditi di LUCE e d’AMORE ove si tesse il FUTURO di piccoli cuori e grandi SPERANZE.

                                                          ANGELO dei GENITORI 

           

custodi dei BACI e degli ABBRACCI, 
 
trame ed orditi di LUCE e d’AMORE
ove si tesse il FUTURO 
di piccoli cuori e grandi SPERANZE.

 

 
                                                       Angelo dei Genitori 

“Immaginando quell’immensità che sa donare soltanto l’amore, è con te che mi immagino adesso sotto la volta azzurra del cielo.”

Come mai si incontrano migliaia di persone ma ci si innamora solo di una?

Assolo di poesia
assolodipoesia.blogspot.it

Immaginando

Immaginando quei campi di grano
come facevo un tempo, da ragazzo,
e i papaveri rossi accarezzati
dalla mano invisibile del vento.

Immaginando quell’immensità
che sa donare soltanto l’amore,
è con te che mi immagino adesso
sotto la volta azzurra del cielo.

Grano

FOTOGRAFIA DA TUMBLR

Lunario. Aforismi per un anno:

Solo di una

Come mai si incontrano migliaia di persone ma ci si innamora solo di una?

GUILLAUME MUSSO
La donna che non poteva essere qui

Coppia

Dobbiamo fare: dell’interruzione un nuovo cammino, della caduta un  passo di danza, della paura una scala, del sogno un ponte, del bisogno un incontro.”

Un’alba bellissima mi fa compagnia al risveglio. Mi sembra di toccarla!  Ogni alba è una resurrezione, ma la resurrezione di Gesù non fu così naturale da comprendere, anzi. Sembra non sia data di essere creduta solo per voce altrui, almeno così fu in quei giorni, per quei discepoli.Nessuno, dico nessuno crede a Gesù risorto, finché non se lo trova sotto il naso. Non basta l’annuncio delle donne, neppure quello dei due di Emmaus, e a Tommaso quello dei suoi amici. Non basta una testimonianza a voce per un evento del genere, servono le prove, concrete, tangibili. Ma che fede è, verrebbe da domandarsi.Anche io l’altro giorno mi chiedevo in che modo credessi alla resurrezione, e l’unica risposta che mi viene è questa: credo…ogni volta che vedo un gruppo di persone che sogna Dio leggero, ogni volta che tocco con mano il coraggio di alcuni di continuare a vivere nonostante la vita li respinga, ogni volta che ascolto parole che sono un inno alla bellezza nel buio più profondo, ogni volta che fiuto aria di pace malgrado l’odore acre di guerra, ogni volta che gusto parole che da sole sanno accogliere più di una porta aperta.Ora capisco meglio perché la resurrezione è difficile da credere!E lascio alle parole attribuite a Fernando Pessoa di completare nel modo migliore il discorso:

 “Dobbiamo fare:  dell’interruzione un nuovo cammino,  della caduta un passo di danza,  della paura una scala,  del sogno un ponte,  del bisogno un incontro.”

Per qualche giorno sarò a Romena e dintorni con un gruppo di amici, e non avrò occasione di scrivere. 

Proverò con qualche foto e piccole didascalie a sentirvi vicini. 
Basterà!
Fra Giorgio 

I discepoli di Emmaus

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>>>  discepoli-di-emmaus

Luca 24:13-35  Conferenza Episcopale Italiana (CEI)

I discepoli di Emmaus

13 Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, 14 e conversavano di tutto quello che era accaduto. 15 Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. 16 Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo.17 Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?». Si fermarono, col volto triste; 18 uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?». 19 Domandò: «Che cosa?». Gli risposero: «Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; 20 come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l’hanno crocifisso. 21 Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. 22 Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro 23 e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. 24 Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
25 Ed egli disse loro: «Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! 26 Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». 27 E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.28 Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. 29 Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno gia volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro. 30 Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. 31 Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. 32 Ed essi si dissero l’un l’altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?». 33 E partirono senz’indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, 34 i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone». 35 Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
L'immagine può contenere: persone in piedi
fra Giorgio Bonati

Una giornata piena di vento, ed io a sorridere ogni volta che buttavo lo sguardo fuori pensando ai miei alberi festanti, a tutti quei rami sempre a salutare, felici. 
La Pasqua è tutta un movimento, una corsa, un vento nuovo.
Mi son messo nel cuore di Cleopa, uno dei due di Emmaus, al termine della sua Pasqua…
La Pasqua è tutta un movimento, una corsa, un vento nuovo.
Mi son messo nel cuore di Cleopa, uno dei due di Emmaus, al termine della sua Pasqua…
Che dovevo dire ai tuoi amici, gli undici rimasti, perché anche loro credessero, dovevo fare uno schemino perché capissero? A già, era il cuore che avrei dovuto far battere, ma ancora non so farlo, non son riuscito a imitarti nel far loro ardere il cuore! Tu invece…ad ogni parola era come se nel ventre entrasse una mistura agrodolce: tenerezza che come miele spalmavi sui nostri cuori, pepe per la forza del richiamo che catturava le menti.
Tu mi capisci vero: io e il mio amico eravamo così tristi e delusi che potevamo solo tornare sui nostri passi, percorrendo a ritroso quell’avventura che sembrava il sogno più bello che mai avremmo potuto immaginare, concluso con quella maledetta pietra rotolata sul sepolcro.
Forse è bastato alzarci e andare, forse a te è bastato questo nostro gesto, alzarci dalla posizione degli arresi e partire, come Abramo, come Giona o Elia. L’infinita pazienza di ricominciare è tutto! A te non interessa da che parte si va, a te interessa solo che da dove ci si ferma, si abbia il coraggio di ripartire. 
E tu sei arrivato come un colpo di vento nelle vele della nostra barca sconquassata e ti sei messo accanto a noi, a me, ancora una volta, proprio Tu in persona, passo passo fino ad Emmaus: pazzo, anche da risorto sempre a venirci incontro, a rimettere in sesto da buon falegname la nostra barca naufragata, ad accoglierci tra le tue braccia come una pecorella smarrita, sempre Tu così attento come quel giorno con Zaccheo, Tu a prenderti cura di noi figli degeneri come il padre buono della parabola.
E noi sempre ciechi, sempre centrati su di noi e … nell’istante che gli occhi si schiudono sul pane e il vino, Tu scompari! Geniale!
Un pezzo di pane e un bicchiere di vino: d’ora in poi non mancheranno mai dalla mia tavola perché so che lì ti troverò e da lì la mia vita ogni giorno nascerà nuova. Un pezzo di pane e un bicchier di vino: tutto qui. Ma da condividere!
Giorgio Bonati